10 aprile / 2020

Intervista di S.E.l’Ambasciatore Russo presso la Santa Sede Alexander AVDEEV al giornale “Izvestia”il 06.04.2020 “Il Santo Padre non ha cancellato neanche una sua messa”

Traduzione dal russo

L’Ambasciatore Russo presso la Santa Sede Alexander AVDEEV ci racconta come vive e funziona la città del Vaticano durante la pandemia

Nonostante la pandemia l’attività della Santa Sede non si è fermata. Gli italiani da parte loro sperano che a maggio la situazione con il coronavirus si stabilizzerà. L’Ambasciatore Russo nella sua intervista ha anche evidenziato che il Santo Padre apprezza ottimi rapporti con il Presidente Vladimir Putin e i contatti tra Mosca e il Vaticano si aumentano.

- Come il Vaticano sta attraversando questo periodo di epidemia? Ḕ stato colto di sorpresa?

Le notizie preoccupanti dalla Cina naturalmente hanno molto allarmato il Vaticano – tanto più che tutto qui è un po’particolare. Lo Stato-Città è racchiuso tra le mura dove vivono e lavorano più di 2 mila persone – sacerdoti, funzionari dei Musei Vaticani, archivisti, scienziati, funzionari dei diversi Dicasteri e Congregazioni. In più ogni giorno arrivano 30-35 mila turisti. Alla minaccia dell’epidemia qui hanno reagito in modo più deciso che in altri paesi. Infatti la quarantena fu imposta già all’inizio del marzo.

- La vita dentro le mura si è fermata?

No. La vita prosegue. L’esempio è dato dal Papa Francesco che non ha annullato neanche una sua messa. Adesso si svolgono o in Basilica o al Sagrato di San Pietro senza la presenza dei credenti. Ma vanno trasmessi in mondovisione tramite la televisione e mezzi di internet. Da noi molto spesso il Vaticano è associatoprima di tutto con l’Italia e gli italiani. Storicamente sono legati. Però adesso il Vaticano, specialmente nei tempi di oggi, è uno Stato unico e anche una particolare comunità internazionale cristiana nella quale lavorano i sacerdoti cattolici da diversi paesi. Nello stesso tempo gli italiani non sono dominanti. In questa Babilonia confessionale ci sono anche i cattolici dalla Russia.

- A volte sembra che gli italiani nella maggioranza siano un popolo spensierato che non ha grande voglia di rispettare la disciplina e stare a casa. Ḕ vero questo?

In questi giorni io non definirei gli italiani come spensierati. Soffrono una grande disgrazia. E non è molto etico collegare le sue ragionicon le caratteristiche di questo popolo meraviglioso. Е gli sciocchi esistono in tutti paesi. A Roma si è appena conclusa la terza settimana di quarantena. La disciplina è molto alta. Nelle strade nessuno non si indigna. La disgrazia comune ha unito gli italiani – е anche questo è la parte forte del loro carattere nazionale. Qui adesso stiamo osservando l’alta cultura della società.

- Nelle farmacie si trovano mascherine, antisettici, termometri?

Purtroppo, tutte queste cose mancano adesso. Tutte le scorte vanno mandate agli ospedali di Lombardia e altri regioni del Nord dove il coronavirus ha colpito molto forte. Ma la nostra Ambasciata come altre ambasciate presso la Santa Sede sono fornite con le mascherine e antisettici direttamente dalla Farmacia di Vaticano.

- С'è una speranza che la situazione in Italia si stabilizza?

Sì. Tale speranza adesso è apparsa. Verso il maggio deve venire la stagione più calda e i dottori contano che il caldo può diminuire la forza del virus. Ma lavorare serve anche oggi. Questo riguarda in primo piano i funzionari straordinari dei nostri consolati generali a Milano, Genova e anche ufficio consolare a Roma. Sono riusciti ad organizzare il trasferimento di migliaia di turisti in Patria.

- Cosa c’è di nuovo nelle relazioni fra Mosca e il Vaticano?

Tante cose sono cambiate negli ultimi anni. I nostri rapporti di amicizia si sviluppano attivamente. Innanzitutto ciò riguarda la diplomazia e la visione del mondo moderno. Sulle questioni principali internazionali abbiamo o lo stesso punto di vista, o molto simile. Il Vaticano si esprime fortemente contro la politica delle sanzioni contro altri Stati. Papa Francesco è sostenitore del non proliferazioneeil disarmonucleare, sostiene la lotta contro il terrorismo e la povertà. Il Vaticano fa appello a seguire rigorosamente gli Accordi di Minsk. Il Nunzio apostolico è stato l’unico fra gli ambasciatori occidentali a venire a Donbass ad officiare messe per i cattolici locali e consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Donezk e di Lugansk. Su iniziativa congiunta della Russia e del Vaticano a Ginevra si svolgono regolarmente i convegni sulla protezione dei diritti dei cristiani in Medio Oriente. Inoltre vorrei notare che tutte le parrocchie cattoliche in Crimea si sono registrate secondo la leggislazione russa. Tutti i prelati hanno ottenuto l’accreditamento necessario secondo la legge russa. Se prima del 2014 le parrocchie cattoliche in Crimea facevano capo ai gerarchi in Ucraina, adesso sono autonomi e secondo la gerarchia religiosa fanno capo direttamente al Vaticano. L’anno scorso a Sebastopoli ai cattolici è stata trasferita la loro chiesa storica, costruita all’inizio del secolo scorso sull’iniziativa di Imperatore Nikolai II per i marinai cattolici della Flotta russa del Mar Nero.

- Il Vaticano è un partner importante per la Russia?

Senz’altro. Papa Francesco è un leader spirituale per più di 1,25 miliardi di cattolici. Il Vaticano è un partner influente che conosce bene la situazione in tutte le parti del mondo. Per la Chiesa ortodossa russa il Vaticano è un interlocutore importante che rappresenta la maggior parte della civilizzazione cristiana. Mi ricordo molto bene anche i tempi difficili, soprattutto gli anni novanta, quando in Russia c’erano tanti casi inammissibili di proselitismo. Soprattutto di questo peccavano i preti polacchi. Come risultato i rapporti bilaterali interstatali erano praticamente congelati con il Vaticano e il dialogo fra le Chiese era praticamente al punto di rottura. Bisogna rendere omaggio agli sforzi di due ultimi Pontefici, soprattutto di Papa Francesco. Grazie alla loro partecipazione personale i rapporti si sono gradualmente normalizzati. In più Papa Francesco ha dichiarato il proselitismo come uno dei peccati più gravi che non è accettabile nel dialogo fra le Chiese.

- L’anno scorso Vladimir Putin ha visitato il Vaticano per la sesta volta nonché ha incontrato Papa Francesco per la terza volta. Quali sono i principali campi della nostra cooperazione?

Le visite del Presidente russo il Vaticano le considera come gli eventi più importanti. Durante gli incontri si svolge uno scambio cordiale di opinioni che di solito coincidono. Papa Francesco apprezza ottimi rapporti personali con il Presidente russo, che proseguonocon il dialogo politico, dagli impegni comuni, per esempio in Siria e in Medio Oriente o in tante altre parti del mondo. Ci aiutano tanto nel lavoro i buoni rapporti fra il Patriarcato di Mosca e il Vaticano.

- Nel 2016 all’Avana per la prima volta nella storia si sono incontrati il Patriarca e il Pontefice. C’è stato qualche avvicinamento fra due Chiese da quel tempo?

Quel incontro è stato un evento straordinario nel corso del quale è stato approvato un documento che ha due parti una teologica e l’altra politica. L’ultima, secondo me, è uno dei documenti internazionali più forti e importanti negli ultimi anni. Dopo l’incontro all’Avana questi relazioni sono trasformati nel buon partenariato.

- Si potrebbe aspettare la visita del Pontefice a Mosca?

Ḕ una questione che riguarda la Chiesa e sarà meglio rivolgere la domanda al Patriarcato di Mosca. Ha risposto molto bene il Metropolita Hilarion: «Ogni giorno vissuto ci avvicina ancora di più a questo evento».

- Come avviene la vostra comunicazione con il Pontefice?

La Sua Santità regolarmente riceve gli ambasciatori, ma apprezza anche i colloqui privati. A volte gli incontri avvengono nella Cappella Sistina. Questiincontri sono sempre di grande responsabilità. Ma lui stesso durante il colloquiocerca di alleviare la tensione. Si esprime non come Capo dello Stato, ma come un buon padre cristiano pieno d’amore nel cuore. Il suo atteggiamento verso la Russia è molto buono e attento. Oltre questo il Pontefice dimostra una particolare simpatia nei confronti dell’ortodossia russa.

- Ci sono altri progetti di riferimento - come l’interscambio delle mostre organizzato negli ultimi anni dalla Galleria Tretyakov e dai Musei Vaticani?

Prima dell’inizio della diffusione del coronavirus si è svolta al Nord d’Italia la mostra “Pitturamoderna russasui motivi cristiani” la quale ha registrato più di 40 mila visitatori. Stiamo organizzando anche una mostra di un pittore straordinario russo della fine del XIX- inizio XX secolo, Leonid Braylovskiy, le cui opere sono custodite nelleriserve dei Musei Vaticani.

L’artista,emigrato a suo tempo in Italia, ha vissuto dal 1917 presso uno degli ostelli del Vaticano e ha lasciato la sua collezione alla Santa Sede. Si tratta dei quadri che raffigurano le chiese russe e le copie delle famose icone. Qualche anno fa, insieme al Metropolita Tikhon di Pskov, abbiamo ritrovato i suoi dipinti nei depositi e speriamo che la mostra sarà esposta alla fine del 2020 – inizio del 2021 a Mosca.

- Com’è la situazione con le parrocchie russe in Italia?

In totale in Italia si contano circa 70 parrocchie, tra piccole e medie, facenti capo al Patriarcato di Mosca. Importante dire che la maggior parte di loro si trovano dentro le chiese e i locali che appartengono alla Chiesa Cattolica, la quale li concede a titolo gratuito. Sia i preti che le parrocchie vivono in un’atmosfera molto positiva. Il Vescovo Principale Antoniy si è impegnato molto per organizzare la vita della comunità ortodossa in Italia. Oggi lui ricopre la carica di Metropolita, l’Esarca della Chiesa Ortodossa Russa in Europa dell’Ovest.

- Diverse volte Papa Francesco ha detto che è impossibile essere un buon prete senza capire la filosofia di Dostoevskij. Secondo Lei che cosa intendeva?

Lui davvero ama Dostoevskij. Posso solo presumere che condivida i pensieri del grande scrittore russo su coscienza, dignità, peccato.

- La Russia ha inviato l’aiuto umanitario in Italia. Com’è stata vista quella iniziativa in Vaticano?

Ho avuto la possibilità di parlare con il Presidente della Conferenza Episcopale Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti il quale ha espresso alto apprezzamento per l’aiuto fornito dalla Federazione Russa.